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Lavoro, nessuno lo vuole!

marzo 10, 2013

Nonostante la cronaca ci renda partecipe delle condizioni di salute di Silvio e di quei cattivoni che non capiscono che non puo’ andare a giocare con loro che e’ malato; che ci propini i deliri degli altri che l’uveite non l’hanno; che ci faccia capire sempre piu’ quanto l’elezione del nuovo Papa abbia sempre meno a che vedere con l’idea di spiritualita’, non riesco a non irritarmi leggendo gli articoli che il quotidiano, della provincia in cui vivo, dedica al lavoro.

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A fine febbraio titolavano “La citta’ offre lavoro, nessuno lo vuole”, con un inizio molto promettente: “Crollano i consumi, ma i negozi assumono. Sono almeno dieci i cartelli di ricerca personale in cui ci s’imbatte nelle vie del centro, peccato che poi non siano altrettante le persone che accettano i contratti proposti”.
Mi fa piacere che ci siano ben dieci ricerche in atto, ma quanti sono i negozi in citta’ contro il bacino d’utenza? Venti, cinquanta, cento, mille? A secondo del numero cambia la prospettiva, secondo me.
I contratti proposti, come segue: “si tratta, per lo piu’. di stage di tre mesi retribuiti – spiega la responsabile – di assunzioni non ne sono piu’ previste, a meno che un dipendente non si licenzi”.
E l’articolo continua: “si spera, invece, di trovare una stagista. La retibuzione e’ assicurata – precisa la responsabile – e la ragazza dovrebbe lavorare all’incirca quattro ore al giorno e chissa’ che, se volenterosa, si possano aprire le porte di un contratto. Peccato che, finora, in poche abbiano dimostrato voglia di lavorare”.
Vorrei proprio chiedere a quella responsabile, responsabile si di un commento vile, se dietro all’essere volonterosi si celano altre quattro ore di lavoro, per caso. E quante volte quel “chissa’ che” si e’ trasformato in un contratto, per esempio.
Quasi meta’ marzo e compare un altro articolo a “difesa” dei giovani. In cui si parla della “raccomandazione”, fermamente presente sul territorio e anche oltre confine: dove c’e’ un italiano di mezzo e’ come sentirsi a casa!
Sempre sulla stessa pagina, il presidente degli industriali dice che “a questi giovani dico che si sbagliano. Perche’ la dignita’ di qualsiasi lavoro dipendente dipende dall’approccio con cui viene svolto e dal valore aggiunto con cui viene svolto.” E concordo pienamente con la seconda parte della sua affermazione, ma un reale giro tra le aziende della zona e la (non) dignita’ con cui vengono trattati i dipendenti l’ha notata? Uveite anche qui?
Continua poi spiegando che “i giovani non devono considerare questo sistema, oggi cosi ostico, come un affronto nei loro confronti. Perche’, ad essere precaria e’, innanzitutto, la stessa continuita’ aziendale”. E complimentandomi per l’attenta analisi, dovrei stare piu’ tranquillo? In poche parole chi dovrebbe garantirmi un sistema non e’ in grado? E come mai non e’ in grado? Indubbiamente la pressione fiscale, ma non credo sia questo il motivo principale.
Conclude rassicurando che “nessun datore di lavoro si lascera’ scappare un dipendente serio, valido e motivato”. No, il giro tra le aziende non lo deve aver fatto.
Indubbiamente di tutte queste cose non mi devo preoccupare: a quasi trentotto anni non sono piu’ considerato giovane, ma questa e’ un’altra storia!

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From → Non solo foto.

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